Non si trattasse del sindaco della Capitale, ci sarebbe quasi da ridere. Come si fa con una di quelle macchiette capaci, con geometrica precisione, di dire sempre la cosa più fuori sincrono e meno intelligente possibile. Ma si dà il caso che Gianni Alemanno sia il sindaco di Roma e di conseguenza sia responsabile della più grande città italiana, una capitale europea che sotto la sua guida ormai è in grado di collezionare solo figuracce. Anche per due gocce d’acqua in più o per una abbondante nevicata per altro ampiamente prevista e annunciata.
Ricordo che in autunno, quando i romani si ritrovarono con l’acqua fino alle ginocchia e Roma contò addirittura una vittima per le abbondanti piogge, il sindaco non trovò niente di meglio da dire che “l’intensità delle precipitazioni era imprevista” (20 ottobre 2011). “L’allerta meteo di ieri – si era difeso – parlava solo di temporali e non di piogge torrenziali”. Colpa di chi non lo aveva avvertito per tempo, insomma. Ieri come oggi. Solo che stavolta la Protezione Civile si è premurata di smentirlo e spiegare che Alemanno era stato ampiamente informato di quanto stava per accadere. Del resto era stato lo stesso sindaco ad annunciare, dopo il vertice con la Protezione Civile, che stando alle previsioni meteo su Roma sarebbero caduti “fra i 5 e i 15 centimetri” di neve (Ansa, 2 febbraio 21:12).
Ancora una volta, quindi, non è colpa sua. E lo dice con la faccia contrita, facendosi riprendere dai Tg in mezzo alla neve come un capitano coraggioso mentre incita la cittadinanza a ripulire le strade. A far da soli, insomma, visto che di mezzi spargisale o spalaneve in giro per la città non se ne sono praticamente visti. Centro storico a parte, s’intende.
E’ sempre la solita storia, insomma. Roma è sconvolta dalla violenza e dagli omicidi? “E’ colpa di romanzo criminale”. Il suo fedele collaboratore diplomatico, nonché console generale a Osaka, Mario Vattani è beccato ad inneggiare in pubblico alla Repubblica Sociale cantando ad un raduno di Casapound? “Servono punizioni severe”. Come se lui non lo avesse portato con se al ministero dell’Agricoltura, prima, e in Campidoglio, poi, pur conoscendone alla perfezione il passato da picchiatore e le nostalgie del Venteenio. Scoppia la Parentopoli romana e vengono a galla le assunzioni di cubiste, vecchi arnesi fascisti, giovani picchiatori e una moltitudine di parenti? “Attacchi legati alle voci di miei impegni di carattere nazionale”, se la cava il primo cittadino. Una coppia di olandesi viene aggredita (lei è anche stuprata) mentre dorme in tenda in periferia? “Colpa loro che si sono accampati lì”, si difende.
A prenderla sul serio, come del resto sarebbe logico fare, pretendere le dimissioni di un sindaco così inadeguato dovrebbe essere la cosa più normale al mondo. E in un paese normale, del resto, sarebbe lui stesso a fare i bagagli e sloggiare dal Campidoglio in un sussulto di dignità. Ma trattandosi dell’Italia, di un paese prigioniero di una classe politica da operetta, l’unica cosa che ci resta da fare è ammirarlo così, imbacuccato nella neve a piangere scuse, contrito come un alunno impreparato davanti ai rimproveri umilianti del Capo della Protezione civile Franco Gabrielli.
La tragedia di un sindaco piccolo piccolo.
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